
Disoccupazione e intelligenza artificiale
L'intelligenza artificiale contribuirà all'incremento dell'efficienza e della produttività in molti settori ma al contempo potrebbe costituire un vero e proprio tsunami sull'occupazione e questo potrebbe avvenire sia nelle economie avanzate che nei paesi in via di sviluppo. Si tende a dimenticare che l'impatto dell'IA va affrontato e analizzato a livello di microeconomia. E se si scende nell'analisi del conto economico di un'impresa che adotta un sistema innovativo di intelligenza artificiale che riduce il tempo di lavorazione di alcune fasi produttive, è chiaro che a parità di output l'aumento di produttività avrà un effetto negativo sull'occupazione. Richiamando alcuni concetti matematici si possono provare ad abbozzare delle conclusioni; per una possibile funzione di produzione (semplificando e dando per vere alcune ipotesi): Y = f(K,L,A,) (Y è il prodotto, K il capitale, L il lavoro, e A la tecnologia), semplificando con L = N (dove N sta per occupati) avremo: Y = f(K,AN), da cui si può ricavare, trascurando per un secondo K (e immaginando che A rappresenti la produttività e quindi il capitale innovativo come l'intelligenza artificiale) avremo che: Y = AN il prodotto è dato dal rapporto tra la produttività e gli occupati (dove A è la tecnologia e anche la produttività del lavoro), questo vuol dire che: A = Y/N la produttività si ottiene dividendo il prodotto per gli occupati e anche che: N = Y/A gli occupati si ottengono dividendo il prodotto per la produttività del lavoro espressa in termini di innovazione tecnologica Viste le formule che precedono è facile comprendere che per un dato valore di output (Y), se aumenta la produttività A diminuisce N (cioè diminuiscono gli occupati). Quindi se la produttività è espressione della tecnologia e se l'incremento della tecnologia fa aumentare la produttività, allora per un dato livello di prodotto l'incremento della produttività richiede meno lavoratori. Del resto, se ad esempio 5 dipendenti di un'impresa di servizi con alcuni mezzi (hardware e software) sono in grado fare 10 pratiche al giorno, abbiamo che la produttività è di 2 pratiche per dipendente (produttività A = Y/N). Se l'imprenditore compra un nuovo software che semplifica in modo considerevole alcune operazioni che fanno raddoppiare la produttività avremo che i 5 dipendenti sono in grado con la nuova tecnologia (IA) di produrre 20 pratiche ( Y = A * N cioè 20 = 4 * 5). Se il nostro imprenditore non riesce a vendere le 10 pratiche in più, dovrà decidere di fare 10 pratiche con una produttività di 4 avendo 2,5 dipendenti, licenziando metà della sua forza lavoro. Nelle innovazioni di processo dove la produttività non riesce a creare nuovo mercato e quindi non aumentano le vendite di beni o servizi, la tecnologia fa diminuire l'occupazione. Molti commentatori ed economisti ritengono che l'IA non è sostitutiva (cioè non rimpiazza il lavoro umano) ma essenzialmente svolge funzioni di supporto al lavoro umano. Supporto alle azioni e alle decisioni dei lavoratori senza rimpiazzarli. Difficilmente si affronta a livello economico, di singola impresa, come possa agire l'intelligenza artificiale sul lavoro. L'innovazione di processo fatta ricorrendo all'IA può ridurre l'occupazione, salvo che l'impresa riesca a vendere maggiori beni o servizi grazie al nuovo processo adottato. Ma non tutti sono in grado di espandere il proprio mercato e se lo si fa si riducono le vendite di qualche altra impresa che sarà costretta a licenziare; quindi, in dato settore industriale a parità di prodotto se qualcuno vende di più grazie all'IA e addirittura espande l'occupazione qualcun altro venderà di meno e ridurrà i suoi occupati, con effetti probabilmente nulli. Le cose, in parte, sono diverse nell'innovazione di prodotto perché ci saranno nuovi occupati; ma anche in questo occorre valutare l'impatto dei prodotti o servizi che vengono sostituiti o dismessi a causa del nuovo prodotto e quindi sarà necessario fare il conteggio netto: maggiori occupati del nuovo settore dovuto all'innovazione di prodotto – (meno) gli occupati che si riducono nel settore che verrà abbandonato perché rimpiazzato. Fare un esempio può aiutare. I software di scrittura hanno semplificato la scrittura di testi e di documenti e hanno creato nuova occupazione in quel settore e in quelli connessi (produzione di software e hardware), ma allo stesso tempo hanno cancellato gli occupati delle imprese che producevano macchine da scrivere. In ogni innovazione di prodotto, che ne rende desueto un altro, dal conteggio dei nuovi occupati occorre sottrarre gli occupati dei settori che escono ridimensionati dalla nuova tecnologia. Alcuni studi internazionali sono concordi nel ritenere che l'IA generativa rappresenterà un problema serio per l'occupazione. Uno tra questi studi è della FED di ST. Louis ed è del 2025. Il documento dal titolo: "Occupational Variation" (pubblicato da Federal Reserve Bank of ST. Louis il 26 agosto 2025 - Serdar Ozkan, Nicholas Sullivan) è un rapporto sull'occupazione relativa al mese di luglio 2025 che ha mostrato, nel mercato USA, una netta decelerazione della crescita delle assunzioni, con una media di appena 35.000 posti di lavoro creati nei mesi da maggio a luglio 2025, ben al di sotto degli incrementi degli anni precedenti. Il tasso di disoccupazione in quel periodo era salito al 4,2%, segnando un cambiamento significativo rispetto alle condizioni pre-pandemiche più robuste. La disoccupazione media era stata del 3,7% nel 2019. Mentre gli economisti discutevano le varie cause dell'indebolimento del mercato del lavoro, lo studio della FED poneva un faro su un fattore potenziale che meritava un esame più attento: la rapida adozione di strumenti di intelligenza artificiale (IA) sul posto di lavoro. Infatti, potrebbe essere stata l'ampia diffusione di grandi modelli linguistici (LLM) come ChatGPT, Claude e altri, a contribuire all'aumento della disoccupazione. Secondo il paper all'inizio del 2023, l'IA generativa era diventata onnipresente in diversi settori produttivi della forza lavoro americana. ChatGPT e strumenti simili sono stati integrati in browser, software d'ufficio e motori di ricerca, rendendo l'uso degli LLM una routine per milioni di lavoratori. Secondo il Real-Time Population Survey (RPS), rappresentativo a livello nazionale, Il 23% dei lavoratori impiegati utilizzava l'IA generativa almeno una volta a settimana a fine 2024, un tasso di adozione notevole per una tecnologia nascente. Per misurare l'impatto dell'IA gli studiosi hanno utilizzato due misure distinte della prevalenza dell'IA in diverse professioni in modo da poter indagare se l'adozione della nuova tecnologia sia correlata con l'aumento della disoccupazione: • prima misura: esposizione teorica all'IA. Per questo tipo di indagine sono stati valutati dei lavori in cui i lavoratori usavano il modello GPT-4 di OpenAI per valutare se gli LLM potessero ridurre il tempo di completamento dei compiti di almeno il 50%. I ricercatori hanno applicato questa metodologia a 19.265 compiti dal database O*NET del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, poi hanno aggregato i risultati a livello occupazionale per creare punteggi che misurassero l'esposizione all'IA; • seconda misura: adozione reale dell'IA. Sono stati esaminati i modelli reali di assorbimento derivanti dall'RPS, in cui i lavoratori hanno riportato l'intensità del loro effettivo utilizzo dell'IA generativa e il risparmio di tempo. Questo approccio è in grado di catturare non solo il potenziale teorico, ma anche una vera e propria integrazione dell'IA nel posto di lavoro. Entrambe le misure rivelano una sorprendente correlazione tra la prevalenza dell'IA e l'aumento della disoccupazione dal 2022 in poi nel mercato USA. Lo studio mostra che le occupazioni con maggiore esposizione all'IA hanno registrato aumenti maggiori del tasso di disoccupazione tra il 2022 e il 2025, con un coefficiente di correlazione di 0,47. È stata misurata la variazione in punti percentuali della disoccupazione utilizzando i tassi medi di disoccupazione su tre mesi per maggio-luglio nel 2022 e nel 2025 per smussare la volatilità mensile e controllare la stagionalità nei dati. Le professioni informatiche e matematiche — prevedibilmente tra le più esposte all'IA, con un punteggio intorno all'80% — hanno registrato alcuni dei più forti aumenti della disoccupazione. Nel frattempo, i lavori operai e i ruoli nei servizi privati, che hanno un'applicazioni limitata dell'IA, hanno registrato aumenti relativamente minori del tasso di disoccupazione. Questi dati hanno portato gli autori a ritenere che l'esposizione all'IA in determinati settori porterà ad una riduzione dell'occupazione. L'unico evento che mitiga la diminuzione dell'occupazione, soprattutto nei paesi con bassa natalità, sarà la curva demografica che ridurrà il numero di persone occupabili. Anche un recentissimo studio dell'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) affronta il tema in esame. Lo studio dal titolo: "Disruption without dividend? - How the digital divide and task differences split GenAI's global impact" del 17 marzo 2026, esamina come l'intelligenza artificiale generativa (GenAI) possa influenzare i mercati del lavoro a livello globale, con particolare attenzione alla distribuzione diseguale di rischi e opportunità tra economie avanzate e in via di sviluppo. Le differenze nella struttura occupazionale tra i paesi suggeriscono che le economie in via di sviluppo affrontano una minore esposizione all'automazione aggregata rispetto alle economie avanzate. Le disparità nelle infrastrutture digitali creano un'asimmetria: i lavoratori in posizioni vulnerabili all'automazione solitamente mantengono una connettività internet sufficiente per subire effetti di sostituzione anche in contesti a basso reddito, mentre coloro che potrebbero beneficiare dell'aumento della produttività derivante dall'IA affrontano notevoli lacune nell'infrastruttura digitale che potrebbero impedire loro di ottenere guadagni di produttività. Questa scoperta suggerisce che i paesi in via di sviluppo potrebbero sperimentare gli effetti dirompenti della GenAI più rapidamente dei suoi benefici di produttività. Lo studio evidenzia anche gli effetti che l'IA può avere sull'occupazione e in particolare le criticità che tengono conto dei seguenti fatti: • l'esposizione all'IA aumenta con l'istruzione e il reddito familiare; • le donne e i lavoratori più giovani sono sovrarappresentati in occupazioni che soffrono una maggiore esposizione all'automazione, specialmente nei paesi a reddito medio-alto e alto; • nei paesi più poveri, il segmento digitalmente più connesso ad internet rappresentato dai lavoratori con maggiori qualificazioni potrebbe affrontare pressioni sul mercato del lavoro, viceversa quelli che hanno minore accesso non avranno le semplificazioni o il supporto atteso dall'IA. Dal punto di vista settoriale, i servizi finanziari e aziendali mostrano un'elevata esposizione su tutti i livelli di reddito, ma i divari di connettività rimangono significativi nei paesi a basso reddito. Insomma, sia i paesi in via di sviluppo che quelli avanzati, con le dovute differenze, sono esposti all'uso sempre più massivo delle nuove tecnologie derivanti dall'IA e l'effetto sull'occupazione potrebbe essere in molti settori più che negativo.
Dal Blog di Arturo Gulinelli

